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2018

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Precision farming: con le nuove tecnologie si vince!

Ecco la testimonianza di Daniele Pavan, che grazie alle innovative attrezzature Kverneland ha raggiunto il suo obiettivo imprenditoriale

Autore: Massimiliano Rinaldo

Il mondo dell’agricoltura di precisione presenta un trend che, seppur in crescita, fatica ancora a trovare pieni consensi. L’imprenditoria italiana stenta a credere nelle nuove tecnologie, che spesso rappresentano per le piccole realtà del nostro paese investimenti importanti e, per lo meno nell’immaginario collettivo, infruttuosi.
C’è chi però va controtendenza ed ha fatto dell’innovazione in agricoltura la sua bandiera; stiamo parlando di Daniele Pavan, imprenditore agricolo di Buttrio (Udine), pioniere dell’agricoltura di precisione e testimone attivo dei benefici che quest’ultima può apportare al reddito d’impresa. L’ambiziosa sfida che Pavan s’è proposto di superare nel maggio dello scorso anno, prevedeva di seminare 250 ettari di mais e soia utilizzando l’agricoltura di precisione ed il rateo variabile per semina, concimazione e diserbo.

Partner fidato nel percorso di avvicinamento alla precison farming è stato Kverneland che può vantare diverse attrezzature nel parco macchine dell’imprenditore friulano. "Per aumentare la fertilità, migliorare la struttura dei suoli e per far sì che trattengano meglio l’umidità da anni ho sostituito l’aratura tradizionale con la minima lavorazione del terreno, per la quale faccio ricorso ad un erpice a dischi Qualidisc e al coltivatore combinato CLC. Il primo lo uso per decomporre i residui colturali mentre il secondo per preparare il letto di semina. Negli ultimi anni ho deciso d'investire anche in un collegamento RTK che mi permettesse di svolgere la distribuzione di seme e concime a dosi variabili, operate rispettivamente con la seminatrice Optima V e lo spandiconcime Geospread Exacta CL. Anche per i diserbi ho applicato la medesima filosofia, facendo affidamento sulla botte Ixter 18."

Oggi Daniele può finalmente trarre le conclusioni del primo anno d'applicazione della precisione RTK, delle mappe di fertilità del suolo e di produzione delle colture. "Capisco le titubanze dei miei colleghi - ha detto Pavan - tuttavia, dopo diversi anni di sperimentazione in cui passo a passo mi sono avvicinato al mondo della precision farming, posso finalmente dire che più soddisfatto di così non potrei essere. Se è vero che c’è bisogno di un pò d'impegno e pazienza per la messa a punto dei sistemi elettronici e le tarature, per contro i vantaggi, che questo 'modo di fare agricoltura' comporta, ripagano ampiamente ogni secondo perso ed ogni centesimo investito. Si razionalizza l’uso dei mezzi tecnici (azzerando tutti gli sprechi di sementi, concimi e agrofarmaci, dato che si evitano le sovrapposizioni e le distribuzioni doppie o triple), si ottengono piante meno stressate e più produttive e si sfrutta centimetro per centimetro la variabilità dei suoli. Infine i raccolti risultano anche più sani e quindi vengono valorizzati dagli acquirenti. Se a questo aggiungiamo l’uso della guida RTK con l’ausilio delle mappe di prescrizione, è facile intuire perché la partenza delle colture sia stata così rapida e perfettamente uniforme - sottolinea Pavan -. Tutto ciò ha permesso il rispetto assoluto degli investimenti prefissati, studiati a tavolino anche grazie alle mappe di raccolta, che ormai faccio da moltissimi anni e che indicano nei vari appezzamenti le aree più fertili e quindi più produttive, dove posso spingere sull’investimento al metro quadro".

Le produzioni medie di mais, ottenute in terreni anche molto diversi fra loro, hanno oscillato da 110 a 140 quintali per ettaro di granella secca, produzione che in un’annata molto difficile come quella passata sono davvero degne di nota. Per la soia le produzioni medie si sono invece attestate su valori compresi fra i 36 ed i 45 ql/ha, con punte massime anche di 60 ql/ha.
Dati alla mano quindi, è evidente il successo ottenuto da Pavan grazie all’applicazione delle nuove tecniche di coltivazione che hanno creato davvero tanto interesse anche negli agricoltori più critici della zona. La speranza è che in questa area così tradizionalista del Friuli, ma in generale anche nel resto d’Italia, gli agricoltori comincino a considerare che è l’ora, finalmente, di dare credito ai nuovi sistemi e alle nuove tecnologie agrarie.

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FONTE ARTICOLO: http://www.ilnuovoagricoltore.it

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