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201711mag

Agricoltura conservativa sotto duplice esame

Verso un approccio più sostenibile alla lavorazione del terreno: il conservation tillage analizzato dall'occhio esperto dei settori universitario e aziendale
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Agricoltura blu, in crescita in Italia

Negli ultimi anni la preparazione del suolo alla semina costituisce un terreno di scontro - talvolta di incontro - di diversi modelli di produzione e una valutazione dei vantaggi e svantaggi di ciascun modello risulta piuttosto complessa.

Per questo, AgroNotizie ha interpellato Domenico Pessina, professore ordinario di Meccanica e meccanizzazione agraria presso la Facoltà di scienze agrarie e alimentari dell'Università degli Studi di Milano, e Paolo Cera, agronomo e direttore marketing KUHN Italia, azienda che considera prioritario lo sviluppo di soluzioni per l'agricoltura conservativa e di precisione nel segmento della lavorazione del terreno.
 
Paolo Cera, direttore marketing KUHN Italia

Il panorama attuale permette di scegliere tra un approccio convenzionale, dove con profondità di lavoro di circa 30 centimetri individuiamo - come spiegato da Domenico Pessina - operazioni primarie e secondarie, oppure un più moderno approccio di tipo conservativo, che comprende la semina su sodo, la minima lavorazione e la lavorazione a strisce.

La semina su sodo, o zero tillage, elimina l'aratura, lascia i residui colturali in campo e prevede l'utilizzo di cover crops tra due semine successive, mentre il minimum tillage e lo strip tillage richiedono la lavorazione dei primi 15 centimetri di suolo. Si aggiunge a queste il vertical tillage, vale a dire il taglio senza rimescolamento del terreno a profondità comprese tra 5 e 8 centimetri.
"Indicate per colture seminate a file come i cereali, la semina su sodo, la minima lavorazione e la lavorazione a strisce, disturbano la struttura del terreno il meno possibile - ha specificato il docente - e non rivoltano gli strati, ma incorporano i residui colturali, i concimi organici, i compostati o i digestati nello strato lavorato".
 

Lavorazioni convenzionali o conservative?

Secondo Domenico Pessina, la scelta della tecnica di lavorazione - profonda o minima - non è facile, poiché è necessario considerare le numerose variabili relative al terreno, alla coltura e al clima.
L'Italia presenta grandi differenze tra la Pianura Padana, dove è più facile eseguire minima lavorazione, ed il resto del territorio, dove - a detta dell'esperto - non ha senso adottare il conservation tillage in modo continuato sulle colture da pieno campo.

"La minima lavorazione, pur essendo conveniente in termini economici, energetici ed ambientali, in determinati casi non è la panacea di tutti i mali - ha affermato il professore - Infatti la lavorazione continua dei primi 15 centimetri di suolo può portare alla creazione di un terreno sempre più compatto e asfittico sotto lo strato lavorato. In tal caso, diventa necessario, ogni 4-5 anni, dissodare lo strato profondo con un ripper o ripuntatore".
Da non sottovalutare - ha aggiunto Pessina - anche la complessa gestione dei residui colturali, la cui quantità eccessiva potrebbe causare un intasamento degli organi lavoranti e la difficile lotta alle infestanti.

Quindi, sintetizzando il pensiero dell'esperto universitario, le pratiche conservative sono un buona scelta a patto che vengano alternate con una serie di altri interventi, finalizzati a riportare le condizioni chimico-fisiche del terreno allo stato ottimale. Ad esempio, per aumentare il contenuto di sostanza organica - molto spesso inferiore all'1 o 2 per cento - il sovescio e la rotazione delle colture costituiscono soluzioni efficaci e abbinabili alle tecniche di agricoltura conservativa e non.

Difficile poi, a detta di Pessina, "la diffusione della minima lavorazione nel Centro-Sud Italia, profondamente diverso per terreno, orografia e clima dalle regioni settentrionali e abituato a lavorazioni tradizionali con aratri, che si spingono fino a 45 centimetri di profondità, e successive operazioni di affinamento con erpici".

Da cercare nel risparmio idrico, secondo Paolo Cera, la leva su cui agire per uno sviluppo delle pratiche di agricoltura blu anche nel Sud Italia.
"Si tratta di pratiche, in particolare la semina su sodo - ha spiegato l'agronomo - che, proprio per la loro capacità di generare un notevole risparmio nell'impiego di acqua, hanno un grande potenziale di crescita anche in Italia meridionale, area da sempre contraddistinta da lunghi periodi siccitosi".
A dimostrazione di ciò, il direttore marketing ha portato l'esempio di coltivatorimacchinari da sodo KUHN, provenienti dall'unità produttiva brasiliana del Gruppo, attualmente in esercizio in Sardegna, Sicilia e Puglia.

"Per quanto riguarda la nostra azienda - ha aggiunto Cera - dall'esame dei dati di mercato del 2016 - anno caratterizzato da andamenti variabili - emergono miglioramenti nelle vendite di attrezzature per la semina dopo minima lavorazione e flessioni nelle vendite di macchine più tradizionali, quali aratri ed erpici rotanti".
Secondo l'agronomo, questi risultati indicherebbero una maggiore maturità da parte degli agricoltori e farebbero sperare nella crescita degli investimenti in mezzi agricoli nel corso del 2017.
 
Coltivatore Kverneland Kultistrip per strip tillage

Domenico Pessina ha poi affermato: "Attualmente numerosi costruttori tendono ad accrescere le gamme di macchine combinate che, caratterizzate da maggiori larghezze di lavoro, possono eseguire più operazioni in un solo passaggio andando a ridurre l'impatto sul terreno e generando risparmi di tempo e denaro".
Di contro, il notevole peso di questi macchinari causa un compattamento profondo della parte di terreno non lavorata, risolvibile - ha spiegato il docente - con una periodica ripuntatura.

"Il compattamento può essere limitato - ha aggiunto Paolo Cera - adottando attrezzature munite di moduli di ruote che distribuiscano il carico su superfici più importanti e di soluzioni che aiutino a scaricare il peso a terra solo dove serve".
 

Focus sull'agricoltura blu in Italia

Un'analisi del comparto rivela, dopo che per decenni si è puntato sulle lavorazioni profonde, una crescita pari al 47 per cento a livello globale del conservation tillage nel quinquennio 2008-2013.

Crescita che osserviamo anche a livello nazionale, dove sono 0,38 milioni gli ettari lavorati con pratiche conservative. Pur essendo lontani dal raggiungere il primato mondiale degli Stati Uniti, dove la superficie è pari a 35,6 milioni di ettari, si tratta di un risultato degno di nota considerando che rappresenta un incremento del 450 per cento in cinque anni (Fonte Fao).

La propensione ancora scarsa degli operatori italiani per l'agricoltura blu va ricercata nei costi elevati per l'acquisto di nuovi macchinari e nelle rese minori delle colture.
Altri aspetti che rallentano la diffusione dell'approccio conservativo sono i livelli inadeguati di informazione ed esperienza degli operatori, le forti barriere tecnico-colturali, il coinvolgimento ridotto delle aziende contoterzi e la particolare impostazione dei Programmi di sviluppo rurale.

Infatti, se è vero che la promozione di momenti di formazione per agricoltori contoterzisti contribuirebbe all'ampliamento delle conoscenze sulle pratiche conservative e alla loro diffusione, molto lavoro resta da fare sulla struttura dei Psr.
"Strumenti orientati alla miglior gestione delle colture, gli ultimi Psr - ha precisato Pessina - presentano alcune misure agroambientali efficaci per promuovere soluzioni a minore impatto ambientale e l'uso di macchinari più moderni, ma è necessario un miglioramento della parte applicativa, rappresentata dai controlli sugli agricoltori che adottano i metodi conservativi e accedono ai finanziamenti".

La misura 10 dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020 risulta uno strumento utile a sostegno dell'agricoltura conservativa e integrata con il risultato però di porle talvolta in competizione. Inoltre, quando le risorse sono destinate al conservation tillage, è ancora troppo marcata la variabiltà tra regione e regione.
 
Coltivatore KUHN Cultimer L 4000 in campo
 

Vantaggi del conservation tillage

I benefici apportati dall'adozione delle pratiche di agricoltura blu, capaci di proteggere l'agroecosistema dall'evoluzione dei cambiamenti climatici e della pressione antropica attraverso diverse azioni, sono al centro di numerose conferenze a tema e vengono evidenziati dai vari casi di esperienze dirette di agricoltori.

Innanzitutto il no tillage, il minimum tillage e lo strip tillage permettono di ottimizzare il bilancio tra anidride carbonica emessa e captata, perché aumentano il sequestro di CO2 nel suolo. Ciò da una parte comporta l'abbattimento delle emissioni di metano e altri gas serra, dall'altra la conservazione del carbonio organico e quindi della sostanza organica nel terreno.
Il numero minore di lavorazioni in campo assicura la riduzione dei passaggi e, di conseguenza, dei consumi di gasolio, mentre la copertura della superficie con residui colturali o cover crops si rivela un'ottima soluzione per il contenimento dell'erosione idrica ed eolica.

Poiché il suolo è un insieme continuo, tutto ciò innesca una catena di effetti benefici, che vanno dall'incremento del contenuto di sostanza organica al minore compattamento, all'aumento della biodiversità edafica (ovvero riferita al suolo) e alla maggiore capacità di ritenzione idrica.
Quest'ultimo punto a sua volta, rendendo il ciclo dei nutrienti più efficiente e promuovendo la biodisponibilità delle sostanze nutritive per le piante, migliora la fertilità generale del terreno.

I metodi conservativi apportano anche vantaggi ambientali ed economici. Infatti consentono al terreno di trattenere e degradare meglio le sostanze attive dei fitosanitari, limitando la percolazione nelle falde sotterranee e mantenendo così le acque di falda più pulite.

Inoltre le macchine per il no tillage, il minimum tillage e lo strip tillage possono in alcuni casi essere abbinate a trattori meno potenti rispetto a quelli richiesti dalle attrezzature per lavorazioni convenzionali. In questo modo si assiste ad una riduzione dei costi d'acquisto e d'esercizio - oltre che ad un aumento delle rese produttive dopo alcuni anni - con la possibilità di realizzare margini maggiori.
 
Coltivatore a dischi Maschio Gaspardo Veloce
 

Degrado del suolo: un problema da affrontare

La minaccia rappresentata da un territorio, nazionale e mondiale, sempre più esposto dal punto di vista idrogeologico pone in primo piano le pratiche di conservation tillage quale modello produttivo valido per operare a favore della conservazione dei terreni agrari.

Parla chiaro l'allarme dell'Unep, programma dell'Onu per l’ambiente, relativo alla perdita di fertilità ed alla diminuzione del tenore di sostanza organica nei suoli, specialmente nei Paesi appartenenti alla fascia climatica temperata mediterranea.
Seriamente preoccupate per il degrado dei terreni agricoli anche la Fao, che nel 2012 ha istituito la Global soil partnership per promuovere attività di tutela dei suoli, e l'Unione Europea, che da anni porta avanti la Strategia tematica per la protezione del suolo ed ha istituito il programma Life 2014-2020.

Tale programma ha permesso di finanziare diverse iniziative, tra cui Life HelpSoil, progetto che opera in sinergia con la misura 10 dei Psr, e Life AgriCare, progetto che testa l'unione di agricoltura conservativa e agricoltura di precisione su quattro tipi di cereali (di martedì 9 maggio l'ultimo appuntamento AgriCare).
 
Logo del progetto AgriCare, finanziato dal programma europeo Life+

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